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L’importanza estetica del “Made in Italy”

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In un mercato altamente competitivo come quello attuale, puntare sulla caratterizzazione estetica del proprio prodotto è sicuramente uno dei principali fattori strategici di successo, questo perchè permette di ottenere dei buoni risultati anche in termini di difesa dalle temute azioni di contraffazione.

La registrazione di modelli e disegni è pertanto fondamentale per un’azienda produttrice di “Made in Italy”, in quanto permette di esprimere al meglio capacità innovativa e creatività. Valorizzare il “Made in Italy” è quasi una necessità in quanto nel mercato attuale è presente una quantità enorme di beni che prendono origine da prodotti italiani. Le caratteristiche di creatività, qualità e stile presenti nei prodotti italiani sono infatti ammirate in tutto il mondo e, purtroppo, costituiscono un’attrattiva anche per tutti coloro che si affacciano sul mercato con l’intento di generare guadagni mediante imitazione e contraffazione dei prodotti originali.

La registrazione di un disegno (bidimensionale) o modello (tridimensionale) rappresenta pertanto una forma di tutela indispensabile per proteggere l’aspetto esteriore di un prodotto: essa attribuisce al titolare il diritto di esclusiva sull’estetica di un prodotto, così permettendo un ritorno (sia economico che di immagine) dell’investimento fatto.

L’espressione Design o Modello, nel campo dei diritti di proprietà intellettuale, denota quindi unicamente gli aspetti estetici o decorativi di un prodotto, escludendo aspetti tecnici o funzionali (ne abbiano parlato qui).

Registrare un modello o disegno è una scelta premiante sia in termini di notorietà dell’azienda che di posizionamento sul mercato. Molte sono le aziende che impiegano cospicue risorse per la progettazione e realizzazione dei disegni o dei modelli di design con l’obiettivo di accaparrarsi una buona fetta di mercato, magari indirizzata ai palati più raffinati.

E’ bene sapere che quando il design del prodotto è particolarmente creativo è possibile tutelarlo attraverso il diritto d’autore. E’ quello che è accaduto al design di una nota bottiglia appositamente disegnata da un famoso designer (ne abbiamo parlato qui). 

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spesso di Italiano c’è solo il nome!

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AGGIORNATO IL 09/06/2025

Un consumatore attento che voglia acquistare un prodotto alimentare 100% italiano, non si limita a leggere sull’etichetta “Prodotto in Italia” ma guarda anche la provenienza delle materie prime, arrivando a scoprire che molti alimenti che consumiamo ogni giorno di Italiano hanno solo il nome.

L’origine del problema è perchè spesso la coltivazione in Italia delle materie prime quali ad esempio grano, riso, pomodoro, frutta, arriva solo a soddisfare il fabbisogno interno della nostra nazione ma non è in grado di coprire la domanda estera; le aziende quindi sono costrette ad importare materie prime.

E qui molte aziende si fanno “prendere la mano”, arrivando alla frode o a comportamenti ingannevoli per i consumatori: ad esempio è di questi giorni la notizia del maxi sequestro di oltre 4mila tonnellate tra prodotti finiti e semilavorati, operato dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta della procura di Livorno sulle passate di pomodoro dell’azienda Petti, ottenute da concentrato di pomodoro proveniente da paesi extra Ue e spacciato per pomodoro 100% italiano o 100% toscano.

Un altro esempio pratico riguarda un alimento sempre presente sulle nostre tavole: la pasta. Una confezione di pasta che riporta la bandiera italiana e il nome italiano potrebbe erroneamente far pensare che anche il grano sia italiano. In realtà andando a leggere con attenzione l’etichetta, si potrebbe rimanere delusi nello scoprire che la maggior parte delle aziende utilizza grano coltivato solo in parte in Italia, la restante parte spesso è di provenienza Ue e non Ue.

Vediamo cosa dice la legge. Secondo il vigente Regolamento Europeo n. 775 del 2018 in etichetta è obbligatorio precisare l’origine del grano (ingrediente primario) se la sua provenienza è diversa da quella del segno riportato sulla confezione (cioè dal suo prodotto), questo per non portare in confusione il consumatore. Questo obbligo di indicazione di origine dell’ingrediente primario introdotta dal citato Regolamento Europeo, divenuto applicabile dal 1° aprile 2020, non riguarda però i prodotti a marchio DOP, IGP e STG e i marchi registrati: se è il marchio stesso di un prodotto a rievocare l’origine, non è necessario precisare la provenienza dell’ingrediente primario, anche nell’ipotesi in cui quest’ultima risultasse diversa da quella che il marchio richiama. E questo capiamo bene non tutela il Made in Italy dal pericoloso e dilagante fenomeno dell’Italian Sounding

In Italia invece sono attualmente in vigore i decreti interministeriali che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine non solo per la pasta ma anche per il riso e derivati del pomodoro, obbligo che è stato prorogato sino al 31/12/2021.

Oggi ben visibili sulle etichette italiane si trovano, tornando all’esempio della pasta, le seguenti diciture:
a) paese di coltivazione del grano: nome del paese nel quale il grano viene coltivato;
b) paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue;
c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri paesi Ue e/o non Ue”.

Quindi al momento rimangono vigenti sia il Regolamento Europeo che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’ingrediente primario che i decreti legislativi italiani, i quali garantiscono maggiore trasparenza per i consumatori.

Invece, per saperne di più circa il fenomeno dell'”Italian Sounding”, che consiste nell’attribuire ad un prodotto un marchio il cui “suono” evochi un’origine Italiana, consigliamo di leggere questo articolo.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali 

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Bando Alfredo Canessa

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premio tesi laureaSistema Moda Italia (SMI) e Federazione di Confindustria del settore tessile e moda, hanno promosso la VI edizione del premio Alfredo Canessa per la migliore tesi di laurea o di dottorato di ricerca avente per argomento la difesa della Proprietà Intellettuale, della Lotta alla Contraffazione e del “Made in Italy”.

L’iniziativa ha come scopo quello di promuovere e diffondere tra i giovani l’importanza del rispetto della Proprietà Intellettuale e della lotta alla contraffazione, nonchè di sensibilizzarli verso questo problema. L’iniziativa ha inoltre ottenuto il patrocinio del Consiglio Nazionale Anticontraffazione (CNAC).

Il premio messo a disposizione è di euro 1500 ed è intitolato “Alfredo Canessa” proprio in onore del Vice Presidente Vicario di Sistema Moda Italia, prematuramente scomparso.

Per poter accedere al concorso i soggetti dovranno aver discusso una tesi nel periodo compreso tra il 1° aprile 2015 e il 31 marzo 2016 che dovrà essere inerente ad un corso di laurea specialistica/magistrale o ad un dottorato di ricerca conseguito presso una qualsiasi facoltà di un’università italiana legalmente riconosciuta.

Il modulo di candidatura, unitamente agli altri documenti richiesti, dovrà essere presentato a mano oppure tramite posta/corriere, entro le ore 15.30 del giorno 15 aprile 2016 presso la sede di Sistema Moda Italia, viale Sarca 223, Milano.

Per informazioni e per poter scaricare la domanda di partecipazione:
http://www.cnac.gov.it 

Oppure direttamente sul sito:
http://www.sistemamodaitalia.com/it/area-associati/item/9605-bando-di-concorso-tesi-di-laurea-o-di-dottorato-di-ricerca-anticontraffazione-2

o da richiedere alla segreteria Affari Legali di Sistema Moda Italia (tel. 02 – 64119303 – e-mail: tosoni@sistemamodaitalia.it).

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ingannare i consumatori con il suono di un marchio

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AGGIORNATO IL 13/09/2021

italian soundingIl fenomeno dell’ “Italian Sounding” consiste nell’attribuire ad un prodotto un marchio il cui “suono” evochi un’origine Italiana; il fenomeno interessa prodotti realizzati all’estero i quali, giocando sul “suono” del relativo nome, ingannano i consumatori facendo pensare loro che si tratti di un prodotto Italiano.

L’obiettivo è ovviamente quello di sfruttare l’indiscussa popolarità mondiale dei nostri prodotti, in particolare agroalimentari, consentendo all’azienda produttrice del prodotto “non-italiano” di ritagliarsi fette di mercato a discapito di aziende produttrici nostrane.

Nella pratica, aziende (in specie) estere che vogliono sfruttare la notorietà del prodotto Made in Italy, mettono in commercio prodotti aventi espliciti riferimenti Italiani e/o un nome che “suona” come Italiano, anche se in realtà non hanno nulla di nostrano. Il danno economico per le aziende Italiane, in termini di mancati guadagni, è notevole; come già detto, si tratta di una forma di inganno verso il consumatore, di concorrenza sleale che spesso sfocia in vera e propria truffa, molto redditizia per il contraffattore.

Esiste anche un notevole danno di immagine legato alla qualità del prodotto, spesso molto inferiore a quella del prodotto originale Italiano; ciò è comprensibile poichè oltre alla materia prima utilizzata ed alle lavorazioni frutto di esperienze decennali/centenarie, ci sono anche leggi nazionali molto rigide e restrittive che garantiscono non solo l’ottima qualità dei prodotti Italiani ma anche la loro sicurezza.

Volendo fare un esempio, è noto il caso del formaggio estero “Parmesan” il cui suono fa pensare al “Parmigiano” Italiano. Diventa pertanto fondamentale educare il consumatore (specie estero) a riconoscere l’originalità di un prodotto.

Pertanto, riassumendo, quattro sono gli elementi che caratterizzano un prodotto originale:

  1. Provenienza
  2. Sicurezza
  3. Tracciabilità
  4. Salute e gusto

Vedi anche:

 

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firmata CARTA ITALIA

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AGGIORNATO IL 12/05/2025

La contraffazione online subisce un duro colpo con l’arrivo di “Carta Italia” cioè l’intesa firmata dal Ministero dello Sviluppo Economico, Indicam(Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione) e Netcomm, il Consorzio italiano di cui fanno parte più di 500 operatori attivi nel commercio in rete.

E’ un ottimo strumento di tutela del made in Italy e di lotta alla contraffazione, soprattutto se si pensa al crescente incremento in Italia dell’utilizzo del web per l’acquisto di prodotti di qualsiasi natura. L’accordo tra pubblico e privato prevede un intervento costante su più fronti:

  • i titolari di diritti e le associazioni dei consumatori con le loro segnalazioni forniscono informazioni preziose per individuare il falso;
  • i commercianti grazie alle informazioni ricevute possono adoperarsi per riconoscere il prodotto contraffatto e bloccarne la vendita;
  • i titolari delle piattaforme online, aderendo all’iniziativa si impegnano non solo a verificare l’autenticità dei prodotti presenti sui loro siti ma, in presenza di contraffazioni, anche a rimuovere le offerte relative; ciò significa che il loro intervento è fondamentale per impedire la vendita dei prodotti non originali eventualmente bloccando l’account dei truffatori.

Un’altra garanzia di originalità è l’attribuzione del sigillo Netcomm che il Consorzio assegna alle piattaforme online più “ligie al dovere”, ossia che soddisfano tutta una serie di requisiti a tutela del consumatore in termini di originalità dei prodotti. Questo strumento anticontraffazione è stato esteso, a partire da questo mese, anche a tutte le piattaforme e-commerce europee.

Esiste inoltre una piattaforma messa a disposizione della Guardia di Finanza per la lotta alla contraffazione dei marchi: si tratta del progetto SIAC – Sistema Informativo Anti contraffazione – creato al fine di predisporre una banca dati per le imprese che possono utilizzare questo strumento per inserire informazioni utili sui propri marchi (ne abbiamo parlato qui).

Per approfondimenti cliccare qui.

Vedi anche:

 

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ovvero, come distinguere un originale

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AGGIORNATO IL 13/09/2021

Si tratta di una guida ad una corretta informazione ideata per tutelare e accompagnare il consumatore nella scelta verso il prodotto originale; il kit anticontraffazione offre gli strumenti idonei per riuscire a distinguere il contraffatto senza incorrere in errore ad esempio sconsigliando l’utilizzo di canali di vendita non ufficiali piuttosto che l’acquisto di articoli a prezzi stracciati.

Io sono originale” è un progetto messo a punto dalla Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione-Ufficio Italiano Brevetti e Marchi per EXPO 2015, il cui obiettivo è quello di far regredire in qualche modo il mercato del falso attraverso la diffusione della cultura della legalità e del made in Italy.

Quattro i requisiti indispensabili che caratterizzano un prodotto originale:

  1. Provenienza
  2. Sicurezza
  3. Tracciabilità
  4. Salute e gusto

Il kit anticontraffazione è composto da:

  • un Vademecum Alimentare
    cioè un manuale sul cibo, organizzato in schede dettagliate sui prodotti base della dieta, provviste di etichette, avvertenze e indirizzi utili;
  • un Video
    che mostra con chiarezza come scegliere gli ingredienti sicuri e originali senza incorrere in spiacevoli sorprese;;
  • una Guida sulla contraffazione online
    realizzata in collaborazione con ItaliaOggi-Convey e prodotta anche in lingua inglese proprio per essere distribuita ai paesi esteri presenti in occasione dell’Expo;
  • una Guida dedicata alla proprietà intellettuale per le PMI nel settore agroalimentare
    realizzata in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della proprietà intellettuale (OMPI-WIPO), nell’ambito del protocollo di cooperazione bilaterale tra l’OMPI ed il Governo italiano. La Guida, interamente in lingua inglese, sarà a breve disponibile online sul sito dell’OMPI della DGLC-UIBM.

(fonte: UIBM)

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contraddistinguere i prodotti Italiani d’eccellenza

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AGGIORNATO IL 19/05/2025

italian qualityPer il momento rimane un disegno di legge: esso prevede la creazione del marchio collettivo “Italian quality”, idoneo a contraddistinguere i prodotti Italiani d’eccellenza. L’obiettivo è duplice:

  • rilanciare il “made in Italy” cioè valorizzare e promuovere l’antica tradizione dei prodotti artigianali di pregio Italiani;

  • tutelare il cliente dando garanzia sull’originalità del prodotto e sulle fasi di produzione.

Potranno utilizzare il marchio “Italian quality” gli artigiani, imprenditori, consorzi e cooperative regolarmente iscritti alla Camera di Commercio, aventi il domicilio fiscale in Italia e il cui prodotto “made in Italy” abbia subito in Italia almeno una ulteriore e precedente lavorazione rispetto all’ultima.

Il titolare del marchio “Italian Quality” sarà lo Stato Italiano e le autorizzazioni alle imprese verranno rilasciate dal Ministero dello sviluppo economico che effettuerà la registrazione in Italia o a livello comunitario. Ad una società di certificazione verrà poi affidato il controllo a cui seguirà la revoca delle autorizzazioni in caso di irregolarità.

L’obbiettivo è chiaramente il rilancio del commercio estero e la tutela dei prodotti Italiani, con l’ulteriore fine di mantenere ed attrarre produzioni in Italia, aumentando così i posti di lavoro. Il modello è il marchio collettivo tedesco, ma lo stesso “Marque France” in corso di costruzione in Francia va in questa direzione.

Detto marchio affiancherebbe pertanto il consueto termine “made in Italy” che fa riferimento alle normative doganali ma, a differenza di quest’ultimo, “Italian Quality” sarebbe un marchio volontario destinato solo a chi ne fa richiesta e soddisfa certi requisiti. La proposta di legge deve superare lo scoglio delle rigide norme comunitarie; seguiremo l’evolversi della vicenda e ne daremo pronta comunicazione.

Una novità riguarda invece la legge n. 206/2023 che si occupa di disciplinare la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy;  in pratica si pone come obiettivo la valorizzazione e la promozione in Italia, ma anche all’estero, delle produzioni dell’eccellenza italiana e del suo rinomato patrimonio culturale (ne abbiamo parlato qui).

Vedi anche:

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Dic
09
2011

Made in Italy

Modelli e Disegni per tutelare il Made in Italy

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AGGIORNATO IL 18/03/2024

Made in ItalyLa registrazione di un modello di design rappresenta una forma di tutela utile a proteggere la parte propriamente estetica-ornamentale di un oggetto, dunque tutto ciò che riguarda l’aspetto esteriore del prodotto, ignorando che l’applicazione del disegno possa o meno implicare un’utilità tecnica.

Per definire come tale un disegno o un modello, dove per disegno s’intende una creazione bidimensionale e per modello una creazione tridimensionale, deve entrare in gioco esclusivamente la sua forma esteriore che conferisca all’oggetto una sembianza singolare e caratteristica.

Ciò significa che le forme non proteggibili sono quelle dotate di carattere funzionale (ossia quelle che in virtù della loro forma permettono di ottenere una “utilità” che, magari, può essere oggetto di un brevetto per modello di utilità) e quelle necessarie affinché un prodotto venga realizzato o possa essere unito ad un altro prodotto (solo l’aspetto esteriore di quest’ultimo potrà, al limite, ritenersi degno di registrazione come modello di design).

La registrazione del disegno o modello (presso l’UIBM per quanto riguarda l’ambito nazionale, presso l’EUIPO o la WIPO per l’ambito rispettivamente comunitario ed internazionale) è l’unico strumento valido per poter ottenere un duplice diritto: l’esclusiva di utilizzazione dei risultati del lavoro creativo ed innovativo sul piano estetico, e la facoltà di proibire a terzi l’uso non autorizzato della forma o di imitazioni della stessa.

In un mercato altamente competitivo come quello attuale, puntare sulla caratterizzazione estetica del proprio prodotto è sicuramente uno dei principali fattori strategici di successo per ottenere dei riscontri positivi e per difendersi dalla contraffazione sempre più diffusa di prodotti non originali.

Tuttavia, nonostante i costi modesti, la registrazione del modello di design non è ancora considerata a tutti gli effetti come un elemento strategico finalizzato ad esprimere la capacità innovativa e creativa di un’azienda produttrice di “Made in Italy”.

Valorizzare il “Made in Italy” è infatti quasi una necessità, specie nel mercato attuale in cui è presente una quantità enorme di beni che prendono origine da omologhi Italiani: le caratteristiche di creatività, qualità e stile presenti nei prodotti italiani sono infatti ammirate in tutto il mondo e purtroppo costituiscono un’attrattiva anche per tutti coloro che si affacciano sul mercato con l’intento di generare guadagni mediante imitazione e contraffazione dei prodotti “Made in Italy”.

Per questo motivo è molto importante ed è sempre consigliabile registrare il proprio modello di design, per tutelarsi dai falsi e permettere al “Made in Italy” di continuare a spiccare nello scenario mondiale, come da sempre accade, per il buon gusto, la raffinatezza e l’estro del lavoro eseguito dai produttori italiani.

Per muoversi correttamente è altresì  importante conoscere la differenza tra design, modello e diritto d’autore (ne abbiamo parlato qui).

Vedi anche:

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Funzioni e scopi dell’ UIBM

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AGGIORNATO IL 26/05/2025

Ufficio Italiano Marchi e BrevettiL’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) è la struttura di riferimento centrale in Italia per la gestione e la tutela dei diritti di proprietà industriale. L’UIBM, in particolare, predispone tutti i servizi necessari per consentire il deposito e la registrazione di marchi, brevetti, design, modelli di utilità e nuove varietà vegetali sul territorio italiano nonché la loro eventuale estensione all’estero.

Dal 1 gennaio 2009, per effetto del DPR 28 novembre 2008 n. 197, è nata la Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione –UIBM. La Direzione Generale, inquadrata nel Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione, opera – in ambito nazionale ed internazionale – per valorizzare e tutelare la Proprietà Industriale, e per sostenere la lotta alla contraffazione supportando l’innovazione e la competitività delle imprese.

La Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – UIBM offre inoltre strumenti operativi di estrema utilità per le imprese e per i cittadini per aumentare la consapevolezza delle imprese del valore economico rappresentato dai titoli di Proprietà Industriale, attraverso:

  • Il Fondo Nazionale per l’Innovazione – FNI, per favorire l’accesso al credito e al capitale di rischio per progetti innovativi delle PMI, basati su brevetti;
  • Il deposito telematico delle domande di brevetto;
  • La costante collaborazione con l’Ufficio Europeo dei Brevetti e la riqualificazione dei brevetti nazionali, grazie all’introduzione della ricerca di anteriorità affidata all’EPO European Patent Office;
  • La Banca Dati Patiris, per i brevetti di Università e Centri Pubblici di Ricerca;
  • La definizione di una metodologia condivisa tra industria, università e sistema bancario;
  • La cooperazione internazionale, l’analisi e la proposta legislativa specifica, volta alla semplificazione della normativa ed all’armonizzazione tra regole e procedure, con l’obiettivo di garantire fluidità, stabilità e qualità dei rapporti economico-commerciali a livello di impresa;
  • L’emanazione del regolamento attuativo del Codice di Proprietà Industriale per la maggiore tutela dei marchi nazionali.

La Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – UIBM inoltre:

  • sostiene l’innovazione e la capacità competitiva delle imprese italiane sul mercato interno e internazionale;
  • promuove e diffonde la conoscenza, l’uso e il valore della Proprietà Industriale e la tutela in ogni contesto con azioni mirate e capillari a servizio di cittadini ed imprese per incrementare lo sviluppo delle attività ed il benessere industriale ed imprenditoriale, a beneficio della crescita della cultura, della consapevolezza e della conoscenza;
  • contrasta il grave fenomeno della contraffazione dei prodotti, sia a livello locale che internazionale, con il fondamentale supporto degli organi preposti al controllo che svolgono un prezioso compito di prevenzione, investigazione, intelligence, per lo smantellamento dei canali collegati alla produzione e diffusione di merci contraffatte;
  • realizza importanti iniziative di comunicazione finalizzate alla maturazione di una coscienza collettiva sui temi della Proprietà Industriale e Intellettuale, della loro tutela e della contrasto del “falso” come sistema di valori.
  • collabora con importanti soggetti del mondo istituzionale, nell’ambito della formazione, della cultura, della ricerca e dell’industria, per promuovere l’innovazione e la capacità competitiva delle imprese italiane sul mercato interno e internazionale;
  • protegge il Made in Italy dal fenomeno della contraffazione che minaccia la competitività delle imprese italiane, opponendo al fenomeno un’azione coordinata ed univoca che comprenda un nuovo e più efficace indirizzo strategico, un mirato ed incisivo quadro giuridico di riferimento ed una operatività più evidente attraverso interventi di prevenzione e contrasto.

Ogni due anni la DGPI-UIBM redige un “Rapporto sulle politiche anticontraffazione” per illustrare le principali attività di prevenzione e contrasto alla contraffazione. Per saperne di più cliccare qui.

(fonte: UIBM)

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