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le differenze tra i termini “logo” e “marchio”

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AGGIORNATO IL 09/11/2020

loghi celebriLogo e marchio hanno lo stesso significato? Sovente i due termini “logo” e “marchio” vengono utilizzati come sinonimi ma anche se si suole attribuirgli un analogo significato, esistono delle differenze. 

Un “logo” si riferisce esclusivamente alla parte grafica di un marchio, ossia alla sua sola immagine; quando cioè si realizza un’immagine grafica per identificare la propria attività od un proprio prodotto/servizio,  si identifica col termine “logo”. Quindi si può procedere con la registrazione del solo logo cioè della sola parte grafica oppure si può scegliere di voler registrare il logo+nome.

Il termine “marchio” è invece più generale; esso si riferisce più genericamente a ciò che si intende registrare, sia esso soltanto un nome (marchio verbale), oppure il solo logo (marchio figurativo) od infine logo+nome (sempre marchio figurativo). Parlare di “registrazione logo” o registrazione marchio” è quindi sostanzialmente equivalente.

Avendo citato il marchio verbale e quello figurativo, ricordiamo che il primo consiste in una dicitura semplicemente digitata su una tastiera, ossia del tutto priva di caratteri personalizzati, colori, grafica e/o logo, mentre il secondo contiene sicuramente della grafica e, eventualmente, anche uno o più termini.

Tenendo conto che oltre alla funzione distintiva il marchio rappresenta il principale strumento di comunicazione di un’impresa, è immediato comprendere che per il successo di un’attività imprenditoriale è fondamentale la scelta del marchio sul piano strategico di comunicazione e pubblicità; in tale ottica la presenza di un “logo” agevola senz’altro il compito dei responsabili della comunicazione anche perchè, come più volte detto, il consumatore memorizza più facilmente un’immagine e la associa immediatamente ad un prodotto/servizio o all’impresa produttrice.

E’ anche opportuno non sottovalutare l’importanza del colore: la combinazione di colori è in grado di rendere un prodotto immediatamente riconoscibile e distinguibile dagli altri. Il colore dona infatti un impatto visivo che cattura l’attenzione e può condizionare un acquisto. Un utente percepisce all’istante il colore di un prodotto e lo associa subito alla relativa marca prima ancora di averne letto il nome.

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il senso è lo stesso

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depositare-registrare-brevettare un marchioChe differenza c’é tra registrare, depositare o brevettare un marchio: sono sinonimi? Questi termini spesso vengono adoperati per dire la stessa cosa; in effetti il senso finale di ciascuno di essi è il medesimo ma ci sono delle sfumature che ne giustificano il differente utilizzo.

Cominciamo col dire che per poter registrare un marchio è necessario depositare la relativa domanda, il che implica che l’affermazione “depositare un marchio” si riferisce a questo primo necessario passaggio da effettuarsi presso una qualsiasi Camera di Commercio o presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

La dicitura “registrare un marchio” si riferisce invece all’intero iter che porta alla registrazione di un marchio; detto iter è composto dal deposito della domanda di marchio, dall’esame della stessa (sia gli aspetti burocratici che formali) e, infine, dalla registrazione vera e propria se il marchio possiede tutti i requisiti.

Inesatto è invece l’uso della dicitura “brevettare un marchio”; il brevetto ha per oggetto un’invenzione, non un marchio. Tuttavia se ne comprende il senso ed anche il motivo per cui viene utilizzato; quando infatti non si è “padroni” dei termini normalmente in uso in questo settore, si è soliti utilizzare il verbo “brevettare” per contraddistinguere qualunque azione volta ad ottenere un’esclusiva (sia essa verso un nome, un disegno, un’invenzione ecc.).

Con l’occasione ricordiamo che dopo il deposito di una domanda di marchio, l’unico simbolo che si può porre accanto ad esso è “TM (iniziali di “TradeMark”) che indicano appunto l’esistenza di una domanda di marchio; solo dopo che il marchio viene concesso, cioè una volta avvenuta la registrazione (i tempi variano da pochi mesi ad oltre un anno), verrà attribuito un numero identificativo ed il titolare potrà inserire la lettera “R” cerchiata accanto al marchio.

Ing. Marzulli – Avv. Zambetti

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come comportarsi quando sono uguali

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nomi dominioUn dominio internet è dotato di carattere distintivo proprio come il marchio; vediamo come ci si comporta quando sono uguali o molto simili tra loro. Prima di analizzare sinteticamente i vari casi, elenchiamo subito quali sono quelli che possono verificarsi:

  1. marchio noto esistente e successiva registrazione di un nome a dominio uguale;

  2. marchio non noto esistente e successiva registrazione di un nome a dominio uguale;

  3. nome a dominio e successiva registrazione di un marchio uguale.

In generale, quando si verifica un caso di identicità tra un marchio ed un nome a dominio, la recente giurisprudenza tende ad orientarsi verso l’applicazione della normativa sulla proprietà industriale; ciò detto, esaminiamo i vari casi.

Il primo caso è riconducibile alla pratica scorretta del “cybersquatting”; essa consiste nella registrazione di nomi a dominio uguali a marchi esistenti dotati di notorietà. È indubbio che il fine sia quello di trarre vantaggio dalla notorietà del marchio; il titolare di quest’ultimo può agire legalmente per ottenere la riassegnazione del nome a dominio in questione.

(altro…)

Vi insegnamo a riconoscere le richieste ingannevoli

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richiesta denaroAvete depositato una domanda di marchio ed avete regolarmente pagato il dovuto, però dopo qualche mese dal deposito ricevete una lettera in cui vi viene richiesto un ulteriore (ingente) esborso di denaro; ebbene, leggete attentamente il contenuto della lettera perché nella maggior parte dei casi si tratta di richieste di denaro che non hanno niente a che fare con la registrazione del vostro marchio.

Il fenomeno sta assumendo dimensioni importanti ed è quindi praticamente sicuro che chiunque abbia depositato una domanda di marchio, si vedrà recapitare una lettera del genere. In passato abbiamo già allertato su questa eventualità (leggi articolo) ma riteniamo sia nuovamente il caso di parlarne, mostrando un esempio pratico di lettera di richiesta. Ecco una delle tante lettere che potreste ricevere:

cerchiamo ora di evidenziare i punti a cui prestare attenzione che, come abbiamo potuto verificare, sono comuni a quasi tutte le lettere di questo tipo. Cominciamo ad evidenziare che l’intestazione è ambigua in quanto riguarda una sorta di “registro” di marchi che sembrerebbe essere un registro ufficiale in cui pubblicare obbligatoriamente il proprio marchio.

In realtà si tratta di una banca dati privata in cui NON è obbligatorio pubblicare il proprio marchio; la somma che vi viene richiesta si riferisce infatti alla pubblicazione del vostro marchio in questa banca dati di cui nessuno conosce le finalità o il motivo per cui esiste.

Proseguendo, vengono indicati i dati del titolare del marchio e la riproduzione dello stesso:

la presenza di dati personali farebbe pensare ad una comunicazione ufficiale, ma in realtà i vostri dati provengono da semplici database gratuiti, visibili da chiunque direttamente online (come ad esempio la banca dati dell’UIBM).

Girando il foglio, ci si ritrova l’elenco degli articoli che illustrano il servizio e ne regolamentano la fruizione. Leggendo in dettaglio gli articoli 1 e 2, si comprende chiaramente a che titolo vi si sta chiedendo la somma di denaro in oggetto; ribadiamo quindi che tale somma non ha nulla a che vedere con la registrazione di un marchio e non è assolutamente obbligatoria.

Aggiungiamo poi che le lettere in questione sono a volte redatte in lingua straniera, il che rende ancora più difficile la comprensione del VERO motivo per il quale vi viene richiesta una grossa somma di denaro. Ricordiamo infine che gli unici Organismi ufficiali dai quali possono potenzialmente arrivare delle richieste di denaro sono:

  1. In Italia, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), con sede a Roma.
  2. Nella Unione europea, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), con sede ad Alicante (Spagna).
  3. Per i marchi internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI o WIPO), con sede a Ginevra (Svizzera).
  4. Per i Paesi esteri, i rispettivi uffici marchi (Link interno alla pagina Web del sito Internet della WIPO).

Ing. N. Marzulli

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3 cose importanti da sapere

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AGGIORNATO IL 23/05/2022

marchio-da sapereRegistrare un marchio è piuttosto semplice, ma tale semplicità non deve portare a pensare che dalla registrazione nascano solo diritti e nessuna potenziale complicazione. Sottolineiamo dunque alcune importanti cose che è necessario sapere prima di registrare un marchio:

  1. Si può ricevere subito un’opposizione se si cerca di registrare un marchio identico o molto simile ad uno già esistente.
    Se si cerca cioè di registrare un marchio identico (o molto simile) ad uno già esistente, il titolare di quest’ultimo può presentare subito un’opposizione contro la registrazione del vostro marchio, costringendovi a difendervi e/o a rinunciare in partenza ad esso.
  2. L’ufficio ricevente (UIBM o EUIPO) può anche rifiutare la vostra domanda di marchio.
    Quando l’ufficio ricevente ha davanti la vostra domanda di marchio, effettua dei controlli sul possesso dei requisiti minimi (capacità distintiva, novità e liceità) e se rileva la carenza di uno o più parametri può anche rifiutarsi di registrare il vostro marchio con la conseguenza, il più delle volte, di farvi perdere il denaro speso per la domanda di marchio.
  3. Fare una ricerca prima di registrare un marchio non è obbligatorio ma è consigliabile.

Una preventiva ricerca di identità (evidenzia l’esistenza di marchi identici nella medesima classe) o similitudine (evidenzia l’esistenza di marchi simili nella medesima classe), è sempre consigliabile per contenere (ma non escludere del tutto) i rischi di opposizione od azioni legali conseguenti a contraffazione di marchi già esistenti. Dobbiamo infatti sapere che l’esistenza di un marchio anteriore, sia esso identico o molto simile, comporta quindi il rischio di dover cambiare immediatamente il proprio nome e, magari, essere tenuti anche a risarcirne i danni (ne abbiamo parlato qui).

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Un bando per i marchi comunitari ed internazionali

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contributi marchiNella Gazzetta Ufficiale del 7 maggio 2012, n. 105, è stato pubblicato il bando predisposto dal Ministero dello sviluppo economico in collaborazione con Unioncamere, per favorire la registrazione dei marchi a livello comunitario ed internazionale da parte delle imprese.

Con questa iniziativa si vogliono stimolare le micro, piccole e medie imprese italiane a registrare i marchi all’estero attraverso la concessione di un’agevolazione. L’importo dell’agevolazione può variare dai 4.000,00 ai 6.000,00 euro per ciascuna domanda di marchio depositata e a copertura dell’80% o del 90% delle spese ammissibili sostenute in funzione dei Paesi designati per la registrazione.

L’impresa può presentare più domande di registrazione di marchi e le agevolazioni non potranno superare, in questo caso, 15.000,00 euro per impresa. Le domande di agevolazione possono essere presentate ad Unioncamere a partire dal 4 settembre 2012 e sino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Le risorse complessivamente a disposizione per le agevolazioni in favore delle imprese sono pari ad euro 4.500.000,00 e saranno assegnate con procedura valutativa a sportello secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande.

Per informazioni è possibile rivolgersi a Unioncamere  infoimprese@progetto-tpi.it oppure visitare il sito http://www.unioncamere.gov.it/. È altresì possibile visitare il sito dell’UIBM – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

Fonte UIBM

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Richieste di denaro ingannevoli

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AGGIORNATO IL 16/01/2023

richieste denaro ingannevoli“Ho ricevuto una richiesta di pagamento per il mio marchio (o brevetto), devo pagare?”. Riproponiamo questo argomento perchè questa domanda continua ad esserci posta frequentemente e nasconde quasi sempre una truffa. Esistono infatti delle società che nascono utilizzando ragioni-sociali volutamente ambigue (ossia confondibili con i nomi ufficiali degli Uffici Centrali effettivamente preposti), poi attingono i nominativi ed i riferimenti dei titolari di marchi e brevetti dalle banche dati pubbliche, ed infine inviano comunicazioni nelle quali vengono richieste delle somme di denaro per l’apparente registrazione del brevetto o del marchio.

In realtà, a ben guardare,  queste società propongono quasi sempre di pubblicare il marchio in una propria banca dati, giustificando così la richiesta di denaro. Il trucco è quello di far sembrare la comunicazione “vera” ed effettivamente proveniente da un organo ufficiale; nella moltitudine di comunicazioni inviate, qualcuno casca sempre nella rete dei truffatori. Questi ultimi giocano sempre su questi elementi:

  • un nome ambiguo e confondibile con quello di Organismi ufficiali
  • riferimenti precisi al marchio o brevetto (reperibili su banche dati gratuite)
  • riferimenti precisi al titolare (reperibili anche questi su banche dati gratuite)
  • una lingua spesso diversa dalla propria così da rendere più difficile la comprensione della comunicazione

L’ignaro destinatario della comunicazione, si limita spesso a verificare soltanto la rispondenza dei dati citati, dopodiché essendo consapevole di aver presentato una domanda di registrazione di un marchio o brevetto, paga.

Questo genere di comunicazioni arrivano per lo più a persone che hanno effettuato il deposito della privativa in autonomia, poiché chi si è affidato ad uno Studio professionale è sufficiente che li contatti per essere immediatamente tranquillizzato e allertato sul pagamento non dovuto. Uno Studio provvede inoltre a fornire da subito l’esatto ammontare delle spese necessarie (tasse e compensi), scongiurando quindi il rischio di truffe.

Per chi ha provveduto autonomamente al deposito della privativa e dovesse ricevere una comunicazione dubbia, i suggerimenti sono:

  • rivolgersi ad uno Studio specializzato e sottoporre la comunicazione;
  • guardare il nome della società che richiede il pagamento e ricordare che gli unici Organismi ufficiali dai quali possono potenzialmente arrivare delle richieste di denaro sono:
  1. In Italia, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), con sede a Roma.
  2. Nella Unione europea, l’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (EUIPO), con sede ad Alicante (Spagna).
  3. Per i marchi internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI o WIPO), con sede a Ginevra (Svizzera).
  4. Per i Paesi esteri, i rispettivi uffici marchi (Link interno alla pagina Web del sito Internet della WIPO).

Vedi anche:

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La registrazione di un Marchio Comunitario

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registrazione-marchio-comunitarioIl marchio comunitario consente di poter ottenere con un’unica domanda, un marchio valido su tutto il territorio della Comunità Europea, ovvero in tutti i 28 Paesi che vi fanno parte. L’ufficio competente è l’EUIPO con sede ad Alicante (Spagna): sul sito (anche in Italiano) sono presenti tutte le informazioni nonché i moduli e le istruzioni necessari al deposito di una domanda.

La domanda di registrazione può essere presentata di persona, per posta, per corriere, via fax, o direttamente on-line attraverso un’apposita procedura descritta nel sito. Al momento del deposito della domanda, si provvede al solo pagamento della tassa di deposito; quando poi la domanda viene accettata ed è quindi pronta per la registrazione, ciò avverrà automaticamente senza nessun altro pagamento.

Una volta ricevuta una domanda, l’Ufficio verifica la sussistenza dei requisiti formali e provvede ad effettuare una ricerca di novità tra i marchi comunitari e nazionali. A seguito di ciò l’EUIPO trasmette il rapporto di ricerca al richiedente e procede alla pubblicazione del marchio stesso.  Entro tre mesi dalla pubblicazione, chi ritiene di avere diritti su quel nome e non vuole che sia registrato, può presentare opposizione, avverso la quale ci si può difendere, ovvero aprire un dibattito contraddittorio in sede amministrativa.

In assenza di opposizione oppure se si è chiusa positivamente un’eventuale opposizione, il marchio viene pubblicato e registrato nelle classi indicate nella domanda. Una volta ottenuto il marchio, esso conferisce al titolare il diritto esclusivo di utilizzare quel nome su tutto il territorio della Comunità Europea per 10 anni, anche se poi è possibile procedere illimitatamente al suo rinnovo.

Ing. N. Marzulli

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La registrazione di un Marchio Italiano

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registrare_marchio_nazionaleQuesto è il primo di una serie di articoli in cui verrà dettagliatamente descritta la procedura di deposito di un marchio (nazionale, Comunitario ed internazionale), in maniera tale da consentirne la registrazione autonoma.

La domanda di marchio nazionale (ossia valido nella sola Italia) va depositata presso una qualsiasi Camera di Commercio o, in alternativa, inviata per posta raccomandata con ricevuta di ritorno all’ Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – Via Molise, 19 – 00187 ROMA.

La procedura completa per la registrazione di un Marchio Nazionale è la seguente:

– N° 1(originale) + 3 copie del modulo domanda (Modulistica) su uno dei quali (l’originale) va applicata una marca da bollo da € 16.

– Attestazione del versamento all’Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Pescara, da effettuarsi tramite F24, per gli importi indicati di seguito (al 2010):

Se trattasi di PRIMO DEPOSITO
Euro 101,00 tassa di registrazione comprensiva di una classe
Euro 34,00 per ogni classe aggiuntiva

Se invece trattasi di RINNOVO di un marchio esistente
Euro 67,00 tassa di registrazione comprensiva di una classe
Euro 34,00 per ogni classe aggiuntiva

– Ricevuta del pagamento su conto corrente postale dei diritti di segreteria alla CCIAA presso cui si effettua il deposito;

Nella compilazione del Modulo C, viene richiesta l’indicazione delle classi di prodotti e/o servizi nelle quali registrare il marchio; ad esempio, se il marchio contraddistingue un materasso bisognerà indicare la classe che comprende i materassi. Nella Classificazione di Nizza compaiono tutte le classi con i relativi prodotti/servizi. Per ogni marchio è possibile scegliere anche più classi, prevedendo quindi che il marchio venga utilizzato su un’ampia gamma di prodotti.

Occorre individuare con attenzione le classi in cui si vuole proteggere il marchio, sia per tutelarsi per quei prodotti di concreto ed immediato interesse, sia per includere prodotti e servizi che potrebbero, in futuro, entrare a far parte del proprio catalogo o comunque rivestire un interesse commerciale.

Questo tipo di analisi è estremamente delicata e complessa anche perché l’indicazione dei prodotti inseriti in ogni classe della Classificazione di Nizza, è un’ovvia sintesi che, spesso, rende difficoltosa l’individuazione della/e classi realmente pertinenti; un esperto in materia sa ovviamente consigliare in merito.

Ing N. Marzulli

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