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La nuova campagna anticontraffazione UIBM

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Al via la nuova campagna anticontraffazione UIBM per promuovere, soprattutto tra i giovani, una maggiore consapevolezza dei gravi danni che comporta l’acquisto online di prodotti falsi, sia sulla salute del consumatore che sull’economia del Paese. E’ questo il messaggio al centro della campagna dal titolo “Comprare prodotti falsi non è mai un buon affare” lanciata in occasione della VII^ Edizione della Settimana Anticontraffazione dal 3 al 7 ottobre 2022.

Si parte dalla contraffazione di prodotti cosmetici e articoli di abbigliamento sportivo, senza dimenticare la difesa dell’Italian sounding dei prodotti agroalimentari. Ricordiamo che il fenomeno dell’ “Italian sounding” consiste nell’attribuire ad un prodotto, un marchio il cui “suono” evochi un’origine italiana; il fenomeno interessa prodotti realizzati all’estero i quali, giocando sul “suono” del relativo nome, ingannano i consumatori facendo pensare loro che si tratti di un prodotto italiano (ne abbiamo parlato qui).

La nuova campagna punta a sensibilizzare cittadini e imprese su un fenomeno globale che richiede, sia un innalzamento di livello di conoscenza sia un costante impegno di tutti i soggetti coinvolti nella lotta alla contraffazione per individuare nuovi strumenti e misure di prevenzione.

A titolo esemplificativo riportiamo uno dei video della campagna promossa dall’UIBM:

(Fonte: UIBM)

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spesso di Italiano c’è solo il nome!

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Un consumatore attento che voglia acquistare un prodotto alimentare 100% italiano, non si limita a leggere sull’etichetta “Prodotto in Italia” ma guarda anche la provenienza delle materie prime, arrivando a scoprire che molti alimenti che consumiamo ogni giorno di Italiano hanno solo il nome.

L’origine del problema è perchè spesso la coltivazione in Italia delle materie prime quali ad esempio grano, riso, pomodoro, frutta, arriva solo a soddisfare il fabbisogno interno della nostra nazione ma non è in grado di coprire la domanda estera; le aziende quindi sono costrette ad importare materie prime.

E qui molte aziende si fanno “prendere la mano”, arrivando alla frode o a comportamenti ingannevoli per i consumatori: ad esempio è di questi giorni la notizia del maxi sequestro di oltre 4mila tonnellate tra prodotti finiti e semilavorati, operato dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta della procura di Livorno sulle passate di pomodoro dell’azienda Petti, ottenute da concentrato di pomodoro proveniente da paesi extra Ue e spacciato per pomodoro 100% italiano o 100% toscano.

Un altro esempio pratico riguarda un alimento sempre presente sulle nostre tavole: la pasta. Una confezione di pasta che riporta la bandiera italiana e il nome italiano potrebbe erroneamente far pensare che anche il grano sia italiano. In realtà andando a leggere con attenzione l’etichetta, si potrebbe rimanere delusi nello scoprire che la maggior parte delle aziende utilizza grano coltivato solo in parte in Italia, la restante parte spesso è di provenienza Ue e non Ue.

Vediamo cosa dice la legge. Secondo il vigente Regolamento Europeo n. 775 del 2018 in etichetta è obbligatorio precisare l’origine del grano (ingrediente primario) se la sua provenienza è diversa da quella del segno riportato sulla confezione (cioè dal suo prodotto), questo per non portare in confusione il consumatore. Questo obbligo di indicazione di origine dell’ingrediente primario introdotta dal citato Regolamento Europeo, divenuto applicabile dal 1° aprile 2020, non riguarda però i prodotti a marchio DOP, IGP e STG e i marchi registrati: se è il marchio stesso di un prodotto a rievocare l’origine, non è necessario precisare la provenienza dell’ingrediente primario, anche nell’ipotesi in cui quest’ultima risultasse diversa da quella che il marchio richiama. E questo capiamo bene non tutela il Made in Italy dal pericoloso e dilagante fenomeno dell’Italian Sounding (ne abbiamo parlato qui).

In Italia invece sono attualmente in vigore i decreti interministeriali che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine non solo per la pasta ma anche per il riso e derivati del pomodoro, obbligo che è stato prorogato sino al 31/12/2021.

Oggi ben visibili sulle etichette italiane si trovano, tornando all’esempio della pasta, le seguenti diciture:
a) paese di coltivazione del grano: nome del paese nel quale il grano viene coltivato;
b) paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue;
c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri paesi Ue e/o non Ue”.

Quindi al momento rimangono vigenti sia il Regolamento Europeo che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’ingrediente primario che i decreti legislativi italiani, i quali garantiscono maggiore trasparenza per i consumatori.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali 

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ingannare i consumatori con il suono di un marchio

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AGGIORNATO IL 13/09/2021

italian soundingIl fenomeno dell’ “Italian Sounding” consiste nell’attribuire ad un prodotto un marchio il cui “suono” evochi un’origine Italiana; il fenomeno interessa prodotti realizzati all’estero i quali, giocando sul “suono” del relativo nome, ingannano i consumatori facendo pensare loro che si tratti di un prodotto Italiano.

L’obiettivo è ovviamente quello di sfruttare l’indiscussa popolarità mondiale dei nostri prodotti, in particolare agroalimentari, consentendo all’azienda produttrice del prodotto “non-italiano” di ritagliarsi fette di mercato a discapito di aziende produttrici nostrane.

Nella pratica, aziende (in specie) estere che vogliono sfruttare la notorietà del prodotto Made in Italy, mettono in commercio prodotti aventi espliciti riferimenti Italiani e/o un nome che “suona” come Italiano, anche se in realtà non hanno nulla di nostrano. Il danno economico per le aziende Italiane, in termini di mancati guadagni, è notevole; come già detto, si tratta di una forma di inganno verso il consumatore, di concorrenza sleale che spesso sfocia in vera e propria truffa, molto redditizia per il contraffattore.

Esiste anche un notevole danno di immagine legato alla qualità del prodotto, spesso molto inferiore a quella del prodotto originale Italiano; ciò è comprensibile poichè oltre alla materia prima utilizzata ed alle lavorazioni frutto di esperienze decennali/centenarie, ci sono anche leggi nazionali molto rigide e restrittive che garantiscono non solo l’ottima qualità dei prodotti Italiani ma anche la loro sicurezza.

Volendo fare un esempio, è noto il caso del formaggio estero “Parmesan” il cui suono fa pensare al “Parmigiano” Italiano. Diventa pertanto fondamentale educare il consumatore (specie estero) a riconoscere l’originalità di un prodotto.

Pertanto, riassumendo, quattro sono gli elementi che caratterizzano un prodotto originale:

  1. Provenienza
  2. Sicurezza
  3. Tracciabilità
  4. Salute e gusto

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le soluzioni alla dilagante “moda” dei prodotti contraffatti

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imitazioneIl dato di fatto è che siamo letteralmente circondati da prodotti contraffatti: borse, scarpe, abiti, giocattoli, alimenti, gioielli, cosmetici e farmaci. Nella maggior parte dei casi, si acquista un prodotto contraffatto perché non ci si può permettere il prodotto originale però si desidera comunque ostentarlo.

In altri casi interviene addirittura il fenomeno “moda”, che vuole il ricorso al prodotto contraffatto come dimostrazione di furbizia o come divertimento, con l’autogiustificazione derivante dalla voglia di punire la griffe di turno giudicata troppo avida. Secondo stime recenti, l’Italia è al terzo posto nell’Unione europea per consumo di merci contraffatte.

Ciò dimostra che il settore della contraffazione “tira”; l’imprenditoria criminale ne cavalca quindi l’onda del successo e punta sulla qualità dei prodotti contraffatti. Recenti sequestri mostrano prodotti fatti talmente bene da mettere in crisi persino il perito consultato dai finanzieri per esaminare la merce contraffatta.

Capi fasulli sono stati sequestrati persino dai rivenditori ufficiali, il che è la dimostrazione circa la qualità che hanno raggiunto i prodotti contraffatti. Urgono pertanto validi strumenti per contrastare il fenomeno ed evidenziare i prodotti contraffatti. Allo scopo, riportiamo due notizie riguardanti due sistemi brevettati che servono a tutelare i produttori ed a dimostrare inequivocabilmente la natura contraffatta del prodotto eventualmente sequestrato.

“…Per tutelare i prodotti del Made in Italy, e in particolare il ‘Made in Brianza’, la Camera di Commercio di Monza lancia ‘Digitally Made in Brianza’, la nuova etichetta digitale per combattere la contraffazione. Il sistema si basa su uno sticker, ‘Ologramma 4G’: un nuovo sistema di etichettazione digitale che partendo dalla struttura del codice a barre (QR code) permette di rendere fruibile in modo interattivo “la carta d’identità” del prodotto e dell’impresa – spiegano i promotori -, sia in funzione anticontraffazione, sia in funzione promozionale. Lo sticker 4G è composto dall’ologramma della Camera di commercio di Monza e Brianza e contiene il codice ‘Bee tagg’, che consente l’accesso ai dati tramite smartphone e tablet, e il codice seriale, che assicura l’accesso ai dati dei prodotti attraverso la sezione dedicata del sito internet ‘Digitally Made in Brianza’.
‘Ologramma 4G’ oltre a rendere tracciabili i beni, tutelare il brand dell’azienda e l’unicità dei suoi prodotti, offre una garanzia ai clienti che ancora prima dell’acquisto sono consapevoli di entrare in possesso di un prodotto originale, controllato e sicuro…”
Fonte: Il giorno Monza Brianza

“…C’è chi ha inventato un sistema per tracciare i prodotti e verificarne l’originalità: si chiama Italcheck, una tecnologia per dare una risposta alla contraffazione e all’Italian Sounding, paralleli illegali ed oscuri della filiera produttiva del nostro Paese. Ogni azienda accreditata Italcheck, dopo rigidi controlli, può avvalersi per i propri prodotti di un QR code e di un IC-code che danno la possibilità al consumatore ovunque nel mondo di verificarne l’autenticità, il lotto o il numero di serie. Italcheck parla Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Portoghese, Cinese, Giapponese, Russo, Arabo. L’utilizzo di questa smart utility sarà possibile attraverso il proprio smartphone, tablet o pc, per un moderno ritorno alle origini oggi sinonimo di eccellenza…”
Fonte: La repubblica

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