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Su che base scegliere

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AGGIORNATO IL 09/01/2023

marchio nazionale o comunitarioSpesso ci viene sottoposto il quesito “è preferibile depositare un marchio a livello nazionale oppure comunitario?”. Rispondiamo indicando un semplice parametro che per molti sarà determinante nella scelta tra la prima soluzione e la seconda.

Il parametro è il seguente: il proprio mercato di riferimento. La scelta è cioè da effettuare basandosi sul mercato in cui si intende operare. Se il proprio mercato di riferimento è nazionale allora si procederà senza ombra di dubbio per una registrazione a livello nazionale, mentre se si opera anche al di fuori dei confini nazionali allora sarà opportuna una registrazione valevole per tutti i paesi dell’Unione Europea.

Questa scelta va fatta pensando anche al futuro del proprio marchio: bisogna cioè proiettarsi in avanti e immaginare le sorti dei propri prodotti/servizi fra un certo numero di anni. Un marchio dura infatti 10 anni (rinnovabili) e se durante questo arco di tempo ci si espande, ci si potrebbe ritrovare “scoperti” se si possiede solo un marchio nazionale.

Se invece il proprio marchio contraddistingue prodotti/servizi locali o esclusivamente nazionali, allora la scelta non ha bisogno di immaginare particolari scenari futuri; si pensi ad esempio al marchio di un locale che, com’è evidente, insiste solo sul territorio nazionale. Una registrazione nazionale è più che sufficiente.

L’eccezione, in quest’ultimo caso, è rappresentata dall’ipotesi di creare in futuro una rete in franchising di locali col proprio marchio. Sappiamo che il franchising  è una sorta di collaborazione tra imprenditori per la produzione, distribuzione di beni e/o servizi in affiliazione con marchi già noti. In tal caso i locali in franchising potrebbero aprire anche oltre i confini nazionali e quindi avrebbe senso pensare sin d’ora ad un marchio comunitario.

Vedi anche:

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ottimizzare lo sfruttamento di marchi e brevetti

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AGGIORNATO IL 22/05/2023

penna piumaAver registrato un marchio o brevettato un’invenzione, significa aver compiuto solo il primo passo; occorre poi sfruttare e rendere produttivo l’investimento fatto per la registrazione o la brevettazione. Lo sfruttamento in proprio è la più ovvia ed immediata maniera di utilizzare un marchio od un brevetto, ma non è l’unica.

Ulteriori opportunità sono offerte dalla possibilità di stipulare accordi di merchandising o franchising al fine di ottenere dal proprio marchio o brevetto il massimo vantaggio economico. Forniamo quindi una sintetica spiegazione del loro significato e vediamo come si possono proficuamente utilizzare per potenziare lo sfruttamento di marchi e brevetti.

Attraverso un accordo di merchandising, il titolare di un marchio concede a un licenziatario il diritto di apporlo sui propri prodotti o servizi (appartenenti ad un ambito merceologico diverso da quello del titolare del marchio) purché tale marchio sia protetto anche nella classe merceologica dei prodotti del licenziatario.

Chiariamo bene quest’ultimo aspetto: supponiamo che si desideri utilizzare il proprio marchio in un merchadising di t-shirt (ad esempio). In primo luogo occorre che il proprio marchio risulti registrato anche nella classe delle t-shirt, viceversa il licenziatario si ritroverebbe senza alcuna tutela.

Questa strategia commerciale offre vantaggi sia al titolare del marchio che al licenziatario. Ne consegue che il titolare del marchio potrà veicolare il proprio brand in mercati diversi dal principale espandendo fortemente il proprio business, mentre il licenziatario può sfruttare il marchio concessogli per vendere più efficacemente e proficuamente i suoi prodotti.

Il franchising invece (o affiliazione commerciale, disciplinata dalla Legge 129/2004) è una sorta di collaborazione tra imprenditori per la produzione, distribuzione di beni e/o servizi in affiliazione con marchi già noti. Attraverso il franchising  un’impresa può concedere a un soggetto (definito affiliato o franchisee) la disponibilità di propri diritti di proprietà industriale (marchi, brevetti, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, know-how) inserendolo in una rete di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati prodotti e/o servizi.

Generalmente, a fronte di queste concessioni, l’impresa ottiene dall’affiliato un corrispettivo (royalty) commisurato al fatturato annuo, unitamente all’impegno a rispettare i propri standard produttivi e qualitativi.

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