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il marchio che contraddistingue un certo cereale

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AGGIORNATO IL 15/03/2021

kamutKamut”® è un marchio e ciò significa che tale segno distintivo identifica il prodotto di un’impresa distinguendolo da quello generalmente commercializzato da altre imprese.

Il termine Kamut® è sicuramente noto a tutte quelle persone che prestano particolare attenzione all’argomento “alimentazione”. I prodotti a base di grano Kamut sono molteplici e sono un’alternativa a quelli ottenuti con altri tipi di cereali. “Kamut” è però un marchio e non il nome di una famiglia di cereali.

Chiariamo meglio: il generico grano di quella famiglia di cereali è noto come “grano khorasan”. All’interno di questa famiglia di cereali è stato isolato un grano con determinate caratteristiche organolettiche, per identificare il quale è stato registrato il marchio Kamut® di proprietà pertanto di un ben determinato soggetto.

Grazie alla sua funzione distintiva, il marchio Kamut® consente al consumatore di percepire immediatamente le caratteristiche qualitative di un prodotto. A tale decisione è giunto il Tribunale di Catania che ha confermato l’esistenza e la tutela del marchio Kamut® vietando l’uso illegittimo altrui senza autorizzazione da parte del suo titolare.

In questi casi di norma viene stipulato un contratto di licensing in cui il titolare del marchio, detto Licenziante, concede il diritto di utilizzare il proprio marchio ad un altro soggetto, detto Licenziatario, interessato ad accettare tale licenza.

Lo scopo del contratto di licensing è anche quello di evitare che l’attività del licenziatario possa compromettere il valore del marchio; per questo motivo egli deve attenersi ad una serie di limitazioni quali ad esempio il rispetto di precisi criteri di qualità, provenienza della materia prima ecc.

Nel caso di cui alla sentenza del Tribunale di Catania, il marchio Kamut® è stato concesso in licenza gratuita da una società americana detentrice del marchio. I licenziatari una volta ottenuta la licenza, non hanno più garantito gli standard qualitativi previsti nella licenza e pertanto non potranno più utilizzare il marchio Kamut® ma dovranno utilizzare il nome generico di “grano khorasan”.

Infatti oggi “Kamut” è un marchio registrato, di proprietà dell’azienda statunitense Kamut, fondata nel Montana da Bob Quinn, dottore in patologia vegetale e agricoltore biologico. La produzione e la vendita del Kamut in regime di monopolio, è strettamente regolamentata e deve essere certificata e rispettare una serie di norme stabilite dall’azienda statunitense.

Vedi anche:

 

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Nov
18
2011

Licensing

Vendere con un marchio noto

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AGGIORNATO IL 17/01/2022

licensing DisneyIl Licensing è una procedura con la quale “si dà in affitto” una proprietà intellettuale, rappresentata da un marchio, un nome, un’immagine, una firma, o una combinazione di essi, che siano stati legalmente protetti da registrazione. I principali elementi di un contratto di licensing sono:

  1. il titolare del marchio, detto Licenziante, che intende concedere il diritto di utilizzare il proprio marchio;
  2. il soggetto interessato ad accettare tale licenza, detto Licenziatario, che si impegna a pagare un corrispettivo per l’uso concesso.

Un elemento fondamentale del licensing è il valore del marchio da cedere in licenza: quanto più esso sarà forte, ben connotato, veicolato/pubblicizzato, ricco di appeal nella mente del consumatore, tanto più esso avrà valore per entrambi i soggetti coinvolti nell’accordo. Infatti se un marchio è forte saranno ritenuti confondibili rispetto ad esso anche i segni che presentano alterazioni grafiche e concettuali trascurabili.

E’, inoltre, molto comune che il marchio dato in licenza vada a contrassegnare l’entrata di quel brand in categorie merceologiche differenti da quella di appartenenza originaria del brand stesso, per cui il contratto è valido solo a patto che il licenziatario produca beni diversi da quelli del licenziante. Questo fattore di diversificazione merceologica costituisce un elemento di profitto sia per il licenziante, che riceve maggiore pubblicità ed esposizione sul mercato, sia per il licenziatario che sfrutta l’immagine di un marchio già apprezzato dal pubblico per commercializzare i prodotti con maggiore successo e penetrare in segmenti di mercato nuovi.

Per evitare che l’attività del licenziatario comprometta il valore del marchio, egli deve attenersi ad una serie di limitazioni: il rispetto di precisi criteri di qualità e quantità dei prodotti, prezzo di vendita, canali distributivi, promozioni, resi, territorio, durata, e così via. Il contratto di licensing prevede, infatti, che ogni esemplare di prodotto fabbricato dal licenziatario debba prima essere esaminato dal licenziante che può dare o meno il consenso alla commercializzazione del prodotto: in assenza di tale consenso, il licenziatario non potrà commercializzare quel prodotto se non a seguito di modifiche apportate e consentite dal licenziante. Inoltre, esiste l’obbligo per il licenziatario di apporre su tutti i prodotti e sul materiale di packaging l’indicazione dei simboli di copyright e trademark.

Altro elemento definito in un contratto di licensing è la remunerazione: si parla di royalty, ossia un pagamento calcolato su base percentuale sulla vendita dei prodotti soggetti all’accordo di licenza. E’ comune negli accordi di licenza che una parte delle royalties siano il cosiddetto “minimo garantito” da pagarsi in anticipo, ed il resto vincolato alle vendite dei prodotti.

Gli ambiti nei quali si può avviare un contratto di licensing sono svariati: film, personaggi dei cartoni animati, libri, fumetti, eventi sportivi, eventi celebri, generi alimentari, moda, arte e così via. Alcuni esempi sono capi di abbigliamento che riportano immagini dei personaggi Walt Disney e così via.

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