Marchi famosi e Marchi Fake
Quando la parodia è lecita
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Diciamo subito che se un marchio deve il proprio successo grazie all’imitazione/parodia di un marchio famoso, il rischio di essere citati in giudizio è dietro l’angolo.
Di recente, un noto produttore di giocattoli statunitense era stato chiamato in causa dal tribunale francese per aver commercializzato prodotti con marchio caratterizzato da parodia. Il tribunale accoglieva il ricorso perché vi era effettivamente un uso commerciale di sfruttamento del marchio notorio, con un indebito vantaggio per il marchio non noto.
Pertanto, la situazione che vede due marchi simili, di cui uno rappresenti la versione umoristica dell’altro, può non generare conflitto e l’utilizzo può essere considerato lecito a patto che la parodia non rechi:
- un vantaggio economico al titolare del marchio umoristico;
- un pregiudizio al marchio originario sfruttandone la notorietà.
L’uso di marchi altrui per parodia è quindi generalmente considerato lecito, a condizione che non vi sia sfruttamento commerciale. La giurisprudenza italiana ha stabilito che l’uso parodistico di marchi celebri può essere riconosciuto come un’attività artistica o satirica autonoma, a condizione che non avvenga lo sfruttamento economico del marchio stesso nel rispetto dei criteri di lealtà commerciale ed industriale.
Pertanto, l’uso ai fini della parodia di marchi notori può essere considerato legale, a condizione che non venga usato per trarre indebito vantaggio dal carattere distintivo e dalla notorietà del marchio e che non sia confondibile o ingannevole recando pregiudizio al primo (ne abbiamo parlato qui).
Vedi anche:
- che significa il SIMBOLO R
- REGISTRARE UN MARCHIO ONLINE
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