Publishing e concorrenza sleale
Quando è imitazione
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Il termine publishing (tradotto come editoria) indica l’attività imprenditoriale e il processo di produzione, diffusione e commercializzazione di contenuti riproducibili in serie. Rende le opere dell’ingegno (libri, riviste, musica, software) accessibili al pubblico tramite canali fisici o digitali (Wikipedia).
Non tutti sanno che i libri ed in particolare le loro copertine racchiudono una vera e propria “identità editoriale” che va oltre il semplice involucro di protezione delle pagine presenti all’interno dell’opera. Il prodotto esterno però, per possedere tale caratteristica, deve essere dotato di capacità distintiva, cioè non deve solo colpire e stuzzicare la curiosità del lettore ma deve avere anche elementi caratterizzanti e unici rispetto ad altri presenti sul mercato.
Per comprendere meglio questo concetto, citiamo un recente provvedimento del Tribunale di Milano, il quale si è orientato in questa direzione proprio in un caso riguardante il publishing editoriale e la relativa tutela del diritto d’autore degli elementi visivi aventi ad oggetto una copertina editoriale.
La vicenda ha visto come protagoniste due case editrici, di cui una aveva riprodotto pedissequamente il publishing (font, colori, layout e foto) di un libro edito dall’altra. Il Tribunale di Milano sosteneva l’esistenza di un caso di concorrenza sleale da imitazione integrale della forma del prodotto. Questa imitazione servile era stata tale da generare confusione agli occhi di un consumatore medio, in quanto si era in presenza del requisito imprescindibile della capacità distintiva (ne abbiamo parlato qui).
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