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le richieste sono ingannevoli ed interviene l’Antitrust

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antitrustSpesso capita che dopo aver provveduto al deposito di una domanda di marchio (con relativo pagamento delle dovute tasse) ci si vede recapitare per posta delle richieste di denaro di dubbia natura; tali richieste sembrano legate alla registrazione del proprio marchio ma spesso, anzi quasi sempre, nascondono una truffa.

In passato ci siamo preoccupati di diffondere la notizia: in questo articolo vi abbiamo allertati mentre in quest’altro vi abbiamo spiegato come riconoscere la truffa. Anche organi istituzionali sono intervenuti per mettere in guardia: sono stati diffusi avvisi da parte di UIBM per i marchi nazionali e OAMI per i comunitari. Il fenomeno non si è però fermato ed i malcapitati sono numerosi.

Per fortuna ora anche l’Antitrust ha deciso di intervenire a supporto colpendo gli impostori con pesanti sanzioni. Tre le società colpite per pratiche commerciali scorrette: DAD (Deutscher Adressdienst GmbH) di Amburgo, eCBR (Cross Border Recovery s.r.o.) di Praga e KUADRA S.r.l. Si trattava di richieste di denaro ingannevoli che avvenivano attraverso l’invio di bollettini precompilati alle microimprese, finalizzati in realtà all’iscrizione in database on-line per servizi in abbonamento che riguardavano la pubblicazione di annunci pubblicitari. 

Ing. Marzulli – Avv. Zambetti

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Vi insegnamo a riconoscere le richieste ingannevoli

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richiesta denaroAvete depositato una domanda di marchio ed avete regolarmente pagato il dovuto, però dopo qualche mese dal deposito ricevete una lettera in cui vi viene richiesto un ulteriore (ingente) esborso di denaro; ebbene, leggete attentamente il contenuto della lettera perché nella maggior parte dei casi si tratta di richieste di denaro che non hanno niente a che fare con la registrazione del vostro marchio.

Il fenomeno sta assumendo dimensioni importanti ed è quindi praticamente sicuro che chiunque abbia depositato una domanda di marchio, si vedrà recapitare una lettera del genere. In passato abbiamo già allertato su questa eventualità (leggi articolo) ma riteniamo sia nuovamente il caso di parlarne, mostrando un esempio pratico di lettera di richiesta. Ecco una delle tante lettere che potreste ricevere:

cerchiamo ora di evidenziare i punti a cui prestare attenzione che, come abbiamo potuto verificare, sono comuni a quasi tutte le lettere di questo tipo. Cominciamo ad evidenziare che l’intestazione è ambigua in quanto riguarda una sorta di “registro” di marchi che sembrerebbe essere un registro ufficiale in cui pubblicare obbligatoriamente il proprio marchio.

In realtà si tratta di una banca dati privata in cui NON è obbligatorio pubblicare il proprio marchio; la somma che vi viene richiesta si riferisce infatti alla pubblicazione del vostro marchio in questa banca dati di cui nessuno conosce le finalità o il motivo per cui esiste.

Proseguendo, vengono indicati i dati del titolare del marchio e la riproduzione dello stesso:

la presenza di dati personali farebbe pensare ad una comunicazione ufficiale, ma in realtà i vostri dati provengono da semplici database gratuiti, visibili da chiunque direttamente online (come ad esempio la banca dati dell’UIBM).

Girando il foglio, ci si ritrova l’elenco degli articoli che illustrano il servizio e ne regolamentano la fruizione. Leggendo in dettaglio gli articoli 1 e 2, si comprende chiaramente a che titolo vi si sta chiedendo la somma di denaro in oggetto; ribadiamo quindi che tale somma non ha nulla a che vedere con la registrazione di un marchio e non è assolutamente obbligatoria.

Aggiungiamo poi che le lettere in questione sono a volte redatte in lingua straniera, il che rende ancora più difficile la comprensione del VERO motivo per il quale vi viene richiesta una grossa somma di denaro. Ricordiamo infine che gli unici Organismi ufficiali dai quali possono potenzialmente arrivare delle richieste di denaro sono:

  1. In Italia, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), con sede a Roma.
  2. Nella Unione europea, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), con sede ad Alicante (Spagna).
  3. Per i marchi internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI o WIPO), con sede a Ginevra (Svizzera).
  4. Per i Paesi esteri, i rispettivi uffici marchi (Link interno alla pagina Web del sito Internet della WIPO).

Ing. N. Marzulli

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Richieste di denaro ingannevoli

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richieste denaro ingannevoli“Ho ricevuto una richiesta di pagamento per il mio marchio (o brevetto), devo pagare?”. Riproponiamo questo argomento perchè questa domanda continua ad esserci posta frequentemente e nasconde quasi sempre una truffa. Esistono infatti delle società che nascono utilizzando ragioni-sociali volutamente ambigue (ossia confondibili con i nomi ufficiali degli Uffici Centrali effettivamente preposti), poi attingono i nominativi ed i riferimenti dei titolari di marchi e brevetti dalle banche dati pubbliche, ed infine inviano comunicazioni nelle quali vengono richieste delle somme di denaro per l’apparente registrazione del brevetto o del marchio.

In realtà, a ben guardare,  queste società propongono quasi sempre di pubblicare il marchio in una propria banca dati, giustificando così la richiesta di denaro. Il trucco è quello di far sembrare la comunicazione “vera” ed effettivamente proveniente da un organo ufficiale; nella moltitudine di comunicazioni inviate, qualcuno casca sempre nella rete dei truffatori. Questi ultimi giocano sempre su questi elementi:

  • un nome ambiguo e confondibile con quello di Organismi ufficiali
  • riferimenti precisi al marchio o brevetto (reperibili su banche dati gratuite)
  • riferimenti precisi al titolare (reperibili anche questi su banche dati gratuite)
  • una lingua spesso diversa dalla propria così da rendere più difficile la comprensione della comunicazione

L’ignaro destinatario della comunicazione, si limita spesso a verificare soltanto la rispondenza dei dati citati, dopodiché essendo consapevole di aver presentato una domanda di registrazione di un marchio o brevetto, paga.

Questo genere di comunicazioni arrivano per lo più a persone che hanno effettuato il deposito della privativa in autonomia, poiché chi si è affidato ad uno Studio professionale è sufficiente che li contatti per essere immediatamente tranquillizzato e allertato sul pagamento non dovuto. Uno Studio provvede inoltre a fornire da subito l’esatto ammontare delle spese necessarie (tasse e compensi), scongiurando quindi il rischio di truffe.

Per chi ha provveduto autonomamente al deposito della privativa e dovesse ricevere una comunicazione dubbia, i suggerimenti sono:

  • rivolgersi ad uno Studio specializzato e sottoporre la comunicazione;
  • guardare il nome della società che richiede il pagamento e ricordare che gli unici Organismi ufficiali dai quali possono potenzialmente arrivare delle richieste di denaro sono:
  1. In Italia, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), con sede a Roma.
  2. Nella Unione europea, l’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (EUIPO), con sede ad Alicante (Spagna).
  3. Per i marchi internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI o WIPO), con sede a Ginevra (Svizzera).
  4. Per i Paesi esteri, i rispettivi uffici marchi (Link interno alla pagina Web del sito Internet della WIPO).

Ing. N. Marzulli

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