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lo dimostra una ricerca dell’UAMI

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L’UAMI (l’organismo che gestisce marchi, disegni e modelli comunitari) ha elaborato i dati finanziari ufficiali di oltre 2 milioni di imprese europee, detentrici e non di marchi-brevetti-disegni-modelli, ed ha stilato un dettagliato rapporto dal quale emergono sorprendenti conclusioni.

Il dato sicuramente più interessante è che le imprese in possesso di diritti di proprietà intellettuale, ovvero marchi-brevetti-disegni-modelli, producono ricavi maggiori rispetto a quelle che ne sono prive; in particolare i ricavi per dipendente sono risultati maggiori di quasi il 32%.

Un altro dato che fa riflettere è la grossa differenza tra PMI e grandi aziende per quanto riguarda il possesso di marchi-brevetti-disegni-modelli; le PMI che investono in essi è appena il 9% contro il quasi 40% delle grandi aziende. Motivi economici (minori disponibilità di capitali) o, soprattutto, legati a scarsa conoscenza?

In una precedente indagine del 2013 era inoltre emerso che il 40% dell’attività economica totale della UE ed il 35% di tutti posti di lavoro occupati, derivavano direttamente o indirettamente da imprese che ricorrevano in misura superiore alla media a marchi-brevetti-disegni-modelli.

Tutti dati che portano a supportare la tesi che investire in marchi-brevetti-disegni-modelli è decisamente produttivo in termini di risultati d’impresa. Questo è il link per scaricare l’intero rapporto dell’UAMI:
rapporto UAMI

Ing. Marzulli

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AGGIORNATO IL 21/03/2022

Le fatture ingannevoli per la presunta registrazione di un marchio, disegno o brevetto sono in forte aumento; la probabilità di ricevere una fattura con la richiesta di denaro è ormai una quasi-certezza. Torniamo pertanto per l’ennesima volta sull’argomento (ne abbiamo già parlato qui, qui e qui) con la speranza che il fenomeno regredisca grazie alla conoscenza della sua natura di “truffa”. 

Per fortuna anche l’Antitrust è intervenuta a supporto con un Vademecum anti-inganni contro le indebite richieste di pagamento alle aziende, affinchè esse siano adeguatamente informate e dunque in grado di proteggersi da raggiri commerciali posti in essere ai loro danni.

Esistono delle società che nascono utilizzando ragioni-sociali volutamente ambigue (ossia confondibili con i nomi ufficiali degli Organi effettivamente preposti), poi attingono i nominativi ed i riferimenti dei titolari di marchi e brevetti dalle banche dati pubbliche, ed infine inviano comunicazioni a tappeto nelle quali vengono richieste delle somme di denaro per l’apparente registrazione del brevetto o del marchio.

In realtà, a ben guardare, queste società propongono quasi sempre di pubblicare il marchio in una propria banca dati, giustificando così la richiesta di denaro. Il trucco è quello di far sembrare la comunicazione “vera” ed effettivamente proveniente da un organo ufficiale; nella moltitudine di comunicazioni inviate, qualcuno casca sempre nella rete dei truffatori. Questi ultimi giocano sempre su questi elementi:

  • un nome ambiguo e confondibile con quello di Organismi ufficiali
  • riferimenti precisi al marchio o brevetto (reperibili su banche dati gratuite)
  • riferimenti precisi al titolare (reperibili anche questi su banche dati gratuite)
  • una lingua spesso diversa dalla propria così da rendere più difficile la comprensione della comunicazione

L’ignaro destinatario della comunicazione, si limita spesso a verificare soltanto la rispondenza dei dati citati, dopodiché essendo consapevole di aver presentato una domanda di registrazione di un marchio o brevetto, paga. Per chi dovesse ricevere una comunicazione dubbia, i suggerimenti sono:

  • rivolgersi ad uno Studio specializzato e sottoporre la comunicazione;
  • guardare il nome della società che richiede il pagamento e ricordare che gli unici Organismi ufficiali dai quali possono potenzialmente arrivare delle comunicazioni sono:
  1. In Italia,l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), con sede a Roma.
  2. Nell’Unione Europea, l’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI o OAMI), con sede ad Alicante (Spagna).
  3. Per i marchi internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI o WIPO), con sede a Ginevra (Svizzera).
  4. Per i Paesi esteri, i rispettivi uffici marchi.

Vedi anche:

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le richieste sono ingannevoli ed interviene l’Antitrust

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antitrustSpesso capita che dopo aver provveduto al deposito di una domanda di marchio (con relativo pagamento delle dovute tasse) ci si vede recapitare per posta delle richieste di denaro di dubbia natura; tali richieste sembrano legate alla registrazione del proprio marchio ma spesso, anzi quasi sempre, nascondono una truffa.

In passato ci siamo preoccupati di diffondere la notizia: in questo articolo vi abbiamo allertati mentre in quest’altro vi abbiamo spiegato come riconoscere la truffa. Anche organi istituzionali sono intervenuti per mettere in guardia: sono stati diffusi avvisi da parte di UIBM per i marchi nazionali e OAMI per i comunitari. Il fenomeno non si è però fermato ed i malcapitati sono numerosi.

Per fortuna ora anche l’Antitrust ha deciso di intervenire a supporto colpendo gli impostori con pesanti sanzioni. Tre le società colpite per pratiche commerciali scorrette: DAD (Deutscher Adressdienst GmbH) di Amburgo, eCBR (Cross Border Recovery s.r.o.) di Praga e KUADRA S.r.l. Si trattava di richieste di denaro ingannevoli che avvenivano attraverso l’invio di bollettini precompilati alle microimprese, finalizzati in realtà all’iscrizione in database on-line per servizi in abbonamento che riguardavano la pubblicazione di annunci pubblicitari. 

Ing. Marzulli – Avv. Zambetti

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con l’ingresso nell’UE, il marchio comunitario sarà valido anche in Croazia

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Croazia nella UELa notizia è che la Croazia entra dall’ 1/7/2013 nell’Unione Europea e quindi a partire da questa data, tutti i nuovi marchi comunitari saranno validi anche in questo Paese. L’UE sarà quindi formata da 28 Paesi (non più 27) e quindi non sarà più necessario depositare una domanda di marchio separata per vedersi tutelati anche in Croazia.

Chi è già titolare di un marchio comunitario registrato, sarà automaticamente tutelato anche in Croazia senza che sia necessario far nulla o pagare tasse aggiuntive. Chi è in possesso di una domanda pendente depositata tra l’ 1/1/2013 ed il 30/6/2013 (cioè il suo marchio comunitario non è stato ancora registrato alla data dell’ 1/7/2013), è tuttavia esposto al rischio di opposizione da parte di titolari di marchio Croati.

I titolari di marchi Croati anteriori possono inoltre vietare l’uso di marchi comunitari nel loro territorio a due condizioni:

  1. qualora il marchio anteriore sia stato registrato, richiesto o acquisito in Croazia anteriormente alla data della sua adesione all’UE;
  2. il marchio anteriore sia stato acquisito in buona fede.

In tal caso, un marchio comunitario rimane valido per tutti gli Stati membri dell’UE ed il suo uso è vietato unicamente nel territorio Croato dove sussiste un marchio anteriore contrastante.

Ing. N. Marzulli

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La registrazione di un Marchio Comunitario

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registrazione-marchio-comunitarioIl marchio comunitario consente di poter ottenere con un’unica domanda, un marchio valido su tutto il territorio della Comunità Europea, ovvero in tutti i 28 Paesi che vi fanno parte. L’ufficio competente è l’EUIPO con sede ad Alicante (Spagna): sul sito (anche in Italiano) sono presenti tutte le informazioni nonché i moduli e le istruzioni necessari al deposito di una domanda.

La domanda di registrazione può essere presentata di persona, per posta, per corriere, via fax, o direttamente on-line attraverso un’apposita procedura descritta nel sito. Al momento del deposito della domanda, si provvede al solo pagamento della tassa di deposito; quando poi la domanda viene accettata ed è quindi pronta per la registrazione, ciò avverrà automaticamente senza nessun altro pagamento.

Una volta ricevuta una domanda, l’Ufficio verifica la sussistenza dei requisiti formali e provvede ad effettuare una ricerca di novità tra i marchi comunitari e nazionali. A seguito di ciò l’EUIPO trasmette il rapporto di ricerca al richiedente e procede alla pubblicazione del marchio stesso.  Entro tre mesi dalla pubblicazione, chi ritiene di avere diritti su quel nome e non vuole che sia registrato, può presentare opposizione, avverso la quale ci si può difendere, ovvero aprire un dibattito contraddittorio in sede amministrativa.

In assenza di opposizione oppure se si è chiusa positivamente un’eventuale opposizione, il marchio viene pubblicato e registrato nelle classi indicate nella domanda. Una volta ottenuto il marchio, esso conferisce al titolare il diritto esclusivo di utilizzare quel nome su tutto il territorio della Comunità Europea per 10 anni, anche se poi è possibile procedere illimitatamente al suo rinnovo.

Ing. N. Marzulli

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