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Un recente esempio di typosquatting

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Il typosquatting o URL hijacking, chiamato anche dirottamento di URL, è una forma di cybersquatting che si basa su errori di battitura/digitazione commessi digitando un URL nel browser. Consiste nello sfruttare tali errori per dirottare l’utente verso un sito differente da quello che voleva raggiungere (Wikipedia).

Il typosquatting si verifica quindi quando un soggetto registra, sempre in malafede, un nome a dominio in cui nella dicitura è presente un piccolo errore ortografico con l’intento di ingannare la vittima e carpirne informazioni personali importanti quali ad esempio password, dati finanziari etc. (phishing). 

Si può ben comprendere che un’attività di e-commerce che negli ultimi tempi ha letteralmente cambiato il commercio ed il nostro modo di acquistare, si rivela molto allettante per un potenziale truffatore; è indubbio che il fine sia quello di trarre vantaggio, a maggior ragione se trattasi di un marchio noto. A sua volta il titolare del marchio noto per difendersi può agire legalmente al fine di ottenere la riassegnazione del nome a dominio in questione (ne abbiamo parlato qui). 

A tal proposito, un recente caso di typosquatting ha visto come protagonisti la “Tetra Pak” da un lato e  il nome a dominio “Acquatetrapack.it” dall’altro: la Tetra Pak, ricorrente, accusava la suddetta società di dirottare i suoi clienti verso il nome a dominio in questione e che, pertanto, ci fosse confondibilità e malafede verso il suo marchio anteriore. La ricorrente chiedeva quindi il trasferimento del nome a dominio “Acquatetrapack.it” in suo favore.

Il marchio “Acquatetrapack.it” viene ritenuto effettivamente confondibile e viene confermata l’esistenza di un caso di typosquatting, in quanto, la sola aggiunta del termine descrittivo “acqua” non è sufficiente a donare originalità allo stesso e ad escluderne la malafede. Il nome a dominio “acquatetrapack.it” viene quindi trasferito alla società ricorrente.

Vedi anche:

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le strade da percorrere

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Supponiamo di aver registrato il marchio “XXX” e che, successivamente, ci accorgessimo della presenza di un identico nome a dominio www.xxx.it registrato magari in mala fede al fine di sfruttare la notorietà nel frattempo acquisita sul mercato dal nostro marchio.

E’ possibile recuperare un nome a dominio quando è stato registrato in male fede o senza un legittimo interesse? La risposta è affermativa, ossia qualora si fosse titolari di un marchio registrato e ci si accorgesse che esiste un nome a dominio registrato in mala fede, sicuramente ci si può riappropriare del nome a dominio.

Ci sono due possibili strade da percorrere: la prima è un procedimento giudiziale che prevede ovviamente dei costi, mentre la seconda è la procedura cosiddetta ADR che non prevede costi giudiziali: è una strada alternativa più celere per la risoluzione delle dispute sui nomi a dominio.

La procedura ADR può essere condotta attraverso uno degli organismi ADR tra i quali “Il Centro di Arbitrato e Mediazione WIPO” (Centro Wipo). L’EURid, l’organizzazione senza fini di lucro che amministra i domain names “.eu”, ha previsto che i casi ADR possano essere:

  • avviati senza l’assistenza di un legale;
  • svolti online e per email;
  • gestiti da arbitri indipendenti, non da giudici. Gli arbitri sono spesso esperti di proprietà intellettuale;
  • generalmente svolti nella lingua scelta dal titolare del nome a dominio;
  • risolti mediamente entro 4 mesi.

Per un elenco completo dei costi, è possibile visitare i siti degli organismi che offrono il servizio ADR:
CAC: http://eu.adr.eu/adr/fees/index.php
Centro WIPO: http://www.wipo.int/amc/en/domains/fees/
(Fonte: EURID)

Per saperne di più sulle modalità di avvio di una procedura ADR:
https://eurid.eu/it/registra-un-dominio-eu/dispute-sui-nomi-dominio/

Ing. Marzulli – Avv. Zambetti

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