Apirena: uva senza semi
Evoluzione di un brevetto
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Il settore dell’uva da tavola senza semi (apirena) in Italia sta vivendo una profonda evoluzione, non solo scientifica ma anche giudiziaria, grazie ad una serie di sentenze storiche sui brevetti.
La sentenza del Tribunale di Bari che annullò lo storico brevetto italiano della varietà di uva senza semi “Superior Seedless” (Sugraone), di proprietà di una grande multinazionale californiana, ha rappresentato la chiave di volta di una importante svolta epocale nel campo delle privative vegetali (ne abbiamo parlato qui).
Il CREA Viticoltura ed Enologia è oggi in prima linea nello sviluppo di uve da tavola apirene (bianche ma anche rosse e nere), interamente italiane, nate per rispondere all’incremento delle richieste di mercato e contrastare l’annoso problema del cambiamento climatico.
Per ostacolare il monopolio delle multinazionali straniere, la ricerca pubblica italiana ha accelerato la creazione di varietà autoctone attraverso programmi come il progetto NUVAUT che vede analizzati 9 nuovi genotipi (come Egnatia, Appia e Aika) con alte proprietà antiossidanti e nutrizionali.
Inoltre una importante novità è stata introdotta di recente da una sentenza della Corte di Cassazione che ha visto liberalizzare la commercializzazione delle uve senza semi in ottemperanza alla normativa comunitaria, riconoscendo quindi il diritto alla distribuzione libera della stessa da parte dei produttori, anche se risultano brevettate (ne abbiamo parlato qui).
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