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Il significato di “Italian Sounding”

ingannare i consumatori con il suono di un marchio

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italian soundingIl fenomeno dell’ “Italian Sounding” consiste nell’attribuire ad un prodotto un marchio il cui “suono” evochi un’origine Italiana; il fenomeno interessa prodotti realizzati all’estero i quali, giocando sul “suono” del relativo nome, ingannano i consumatori facendo pensare loro che si tratti di un prodotto Italiano.

L’obbiettivo è ovviamente quello di sfruttare l’indiscussa popolarità mondiale dei nostri prodotti, in particolare agroalimentari, consentendo all’azienda produttrice del prodotto “non-italiano” di ritagliarsi fette di mercato a discapito di aziende produttrici nostrane.

Nella pratica, aziende (in specie) estere che vogliono sfruttare la notorietà del prodotto Made in Italy, mettono in commercio prodotti aventi espliciti riferimenti Italiani e/o un nome che “suona” come Italiano, anche se in realtà non hanno nulla di nostrano.

Il danno economico per le aziende Italiane, in termini di mancati guadagni, è notevole; come già detto, si tratta di una forma di inganno verso il consumatore, di concorrenza sleale che spesso sfocia in vera e propria truffa, molto redditizia per il contraffattore.

Esiste anche un notevole danno di immagine legato alla qualità del prodotto, spesso molto inferiore a quella del prodotto originale Italiano; ciò è comprensibile poichè oltre alla materia prima utilizzata ed alle lavorazioni frutto di esperienze decennali/centenarie, ci sono anche leggi nazionali molto rigide e restrittive che garantiscono non solo l’ottima qualità dei prodotti Italiani ma anche la loro sicurezza.

Volendo fare un esempio, è noto il caso del formaggio estero “parmesan” il cui suono fa pensare al “parmigiano” Italiano. Diventa pertanto fondamentale educare il consumatore (specie estero) a riconoscere la provenienza, l’originalità e la qualità del prodotto Italiano.

E’ la strategia messa in atto dall’UIBM con il kit anticontraffazione, cioè una guida creata ad hoc per una corretta informazione avente lo scopo di tutelare e accompagnare il consumatore nella scelta del prodotto originale (ne abbiamo parlato qui).

Ing. Marzulli – Avv. Zambetti

Registrato il marchio “The Extraordinary Italian Taste”

un marchio per l’agroalimentare Italiano

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In occasione di Expo 2015 è stato presentato il marchio “The Extraordinary Italian Taste”, un logo creato appositamente al fine di contraddistinguere la provenienza e l’indiscussa qualità del nostro export agroalimentare.

L’obiettivo è quello di rendere i prodotti Italiani subito riconoscibili agli occhi di un consumatore medio ed evitare pertanto, o perlomeno ridurre, l’insidioso ed illegale fenomeno delle contraffazioni. Verranno anche organizzate campagne di promozione dei prodotti in tv ma anche su internet e social media al fine di diffondere la conoscenza del marchio.

Il logo riporta il tricolore con tre onde che fanno pensare alla crescita e allo sviluppo della nostra nazione. Il marchio è stato depositato in Italia nelle classi riguardanti i settori alimentari ma anche nelle classi 35 (pubblicità e affari commerciali), 36 (assicurazioni e affari monetari finanziari) e 41 (educazione e formazione).

A promuovere l’iniziativa i Ministeri dello Sviluppo Economico (MISE) e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF); l’obiettivo da parte degli enti promotori è quello di portare l’export agroalimentare Italiano a 50 miliardi annui entro il 2020.

Il logo verrà proposto durante le fiere internazionali, il cui debutto è già avvenuto a giugno a Chicago in occasione della FMI Connect, l’importante fiera dell’alimentare statunitense, dove hanno esposto 60 aziende italiane che si occupano di prodotti di largo consumo e di specialità tipiche. Per ulteriori info cliccare qui.

Ing. Marzulli – Avv. Zambetti

Rimedi alla contraffazione

le soluzioni alla dilagante “moda” dei prodotti contraffatti

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imitazioneIl dato di fatto è che siamo letteralmente circondati da prodotti contraffatti: borse, scarpe, abiti, giocattoli, alimenti, gioielli, cosmetici e farmaci. Nella maggior parte dei casi, si acquista un prodotto contraffatto perché non ci si può permettere il prodotto originale però si desidera comunque ostentarlo.

In altri casi interviene addirittura il fenomeno “moda”, che vuole il ricorso al prodotto contraffatto come dimostrazione di furbizia o come divertimento, con l’autogiustificazione derivante dalla voglia di punire la griffe di turno giudicata troppo avida. Secondo stime recenti, l’Italia è al terzo posto nell’Unione europea per consumo di merci contraffatte.

Ciò dimostra che il settore della contraffazione “tira”; l’imprenditoria criminale ne cavalca quindi l’onda del successo e punta sulla qualità dei prodotti contraffatti. Recenti sequestri mostrano prodotti fatti talmente bene da mettere in crisi persino il perito consultato dai finanzieri per esaminare la merce contraffatta.

Capi fasulli sono stati sequestrati persino dai rivenditori ufficiali, il che è la dimostrazione circa la qualità che hanno raggiunto i prodotti contraffatti. Urgono pertanto validi strumenti per contrastare il fenomeno ed evidenziare i prodotti contraffatti. Allo scopo, riportiamo due notizie riguardanti due sistemi brevettati che servono a tutelare i produttori ed a dimostrare inequivocabilmente la natura contraffatta del prodotto eventualmente sequestrato.

(altro…)

Interventi di repressione degli atti di contraffazione

Inasprimento delle pene nella protezione dei titoli di Proprietà Industriale

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repressione contraffazione falsoLa Legge 23 luglio 2009, n. 99, anche conosciuta come Legge Sviluppo, ha previsto una serie di interventi che comprendono, fra l’altro, alcune disposizioni in materia di repressione degli atti di contraffazione. In particolare, sono state incrementate le pene previste dall’art. 473 c.p. per le ipotesi di contraffazione, alterazione o uso di marchi e altri segni distintivi (reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 2.500 euro a 25.000 euro) nonché contraffazione, alterazione o uso di brevetti, design e modelli di utilità (reclusione da uno a quattro anni e multa da euro 3.500 a 35.000).

Sono state incrementate anche le pene previste (reclusione da uno a quattro anni e multa da euro 3.500 a 35.000) per le ipotesi di introduzione nello Stato e commercio di segni falsi (art. 474 c.p.). È stata introdotta, inoltre, all’art. 474-ter c.p. una specifica circostanza aggravante che prevede una pena della reclusione da due a sei anni ed una multa da euro 5.000 a 50.000, là dove la contraffazione sia stata commessa in modo sistematico o con l’allestimento di mezzi e attività organizzate.

La Legge Sviluppo ha, inoltre, introdotto nel codice penale l’art. 517-quater che punisce con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000 la contraffazione di indicazioni geografiche o di denominazioni di origine di prodotti agroalimentari.

Ing. N. Marzulli