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Il caso LOTTO/MAX MARA

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La riproduzione di un altrui marchio figurativo all’interno della grafica complessa di un proprio marchio non rappresenta un’ipotesi di contraffazione: lo ha stabilito la Corte di Cassazione rigettando il ricorso presentato dalla nota griffe sportiva “Lotto”.

La Cassazione ha confermato la sentenza di II° grado che aveva escluso l’ipotesi di confondibilità tra il marchio “Lotto” ed il marchio della griffe di moda “Max Mara” la quale, a detta della “Lotto”, inglobava all’interno del suo marchio un’immagine confondibile con quella della “Lotto”.

Secondo invece la Cassazione, i due marchi oggetto di controversia non risultano confondibili tra di loro perché analizzando in maniera globale gli elementi grafici dei rispettivi marchi, ossia guardandoli nella loro interezza e non in maniera analitica, danno una percezione di insieme facilmente distinguibile, tale da non indurre in errore un consumatore medio.

La Suprema Corte pertanto conferma il giudizio espresso dai giudici di primo e secondo grado sostenendo la non confondibilità tra i due segni distintivi, perchè la riproduzione dell’elemento grafico del marchio “Lotto” costituito da una doppia losanga all’interno di un fregio particolarmente complesso, non è sufficiente ad indurre in errore il consumatore.

La Cassazione dichiara che l’elemento grafico oggetto di discordiaera solo uno tra i vari elementi costitutivi del segno della convenuta Max Mara, che si caratterizzava anche (e non solo) per la ripetizione in serie del fregio in tutta la superficie del prodotto, nell’ambito di una fantasia grafica complessa chiaramente distinguibile dal marchio Lotto”.

Solitamente invece, il presupposto necessario affinché si possa parlare di contraffazione di un marchio è la sua capacità di confondersi con un altro, cioè il semplice rischio di confusione e associazione tra due segni. Tale rischio di confusione per il pubblico è particolarmente intenso quando il segno distintivo è non solo identico o simile al marchio registrato ma è anche utilizzato per contraddistinguere prodotti o servizi identici o affini a quelli distinti con il marchio registrato.

E’ evidente che i giudizi sono sempre espressi discrezionalmente da un giudice (seppur interpretativi di leggi), il quale è chiamato a valutare se tra il marchio registrato e il segno distintivo accusato di contraffazione sussista una somiglianza visiva, fonetica e/o concettuale complessivamente apprezzata di intensità tale da creare confusione (ne abbiamo parlato qui). Pertanto, prima di intraprendere un’azione legale bisognerà soffermarsi anche sul fattore soggettivo aleatorio della discrezionalità del giudice che sarà da mettere in conto.

Ing. Marzulli – Avv. Zambetti

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