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Alla base di uno sviluppo sostenibile

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brevetti randI Brevetti RAND sono brevetti che non possono essere oggetto di controversie in quanto nascono proprio col fine della condivisione della tecnologia in essi contenuta, a condizioni predefinite. Negli ultimi tempi stiamo assistendo a molteplici guerre fra colossi, specie dell’informatica e telecomunicazioni, in cui i brevetti vengono usati come vere e proprie armi (vedi articolo).

I colossi in questione (Apple, Samsung, Google ed altri) si sono resi conto sulla propria pelle che tali scontri impegnano però enormi risorse (non solo economiche) e sarebbe pertanto il caso trovare delle strade alternative per limitare le controversie e, allo stesso tempo, difendere comunque i propri interessi commerciali.

A tal fine, le più grandi aziende tecnologiche mondiali si sono riunite in Svizzera per parlare tra le altre cose di brevetti; in particolare, l’obbiettivo è stato quello di valutare l’efficacia dei “brevetti RAND” (reasonable and non-discriminatory) e di migliorarne la regolamentazione. I brevetti RAND sembra infatti che possano rispondere all’esigenza di consentire lo sviluppo tecnologico limitando le controversie.

Un brevetto RAND prevede un corrispettivo economico automatico al detentore del brevetto potenzialmente violato, senza che questi possa però agire contro il contraffattore impedendogli di produrre e vendere il prodotto che viola il brevetto. I brevetti RAND prevedono cioè che chi voglia utilizzare un dispositivo protetto da brevetto possa farlo senza chiedere  l’autorizzazione, purchè venga corrisposta la quota economica stabilita per legge a chi lo ha registrato.

Con i brevetti RAND si otterrebbe non solo una diminuzione delle costosissime azioni legali (il cui costo si ripercuote sul prezzo finale del prodotto e, quindi, sul consumatore), ma soprattutto “un’apertura” all’innovazione che farebbe crescere il mercato consentendone un più rapido innalzamento del livello di conoscenza.

Non bisogna infatti dimenticare che il vero fine di un brevetto è quello di favorire lo sviluppo e agevolare una rapida crescita del livello di conoscenza nei più svariati ambiti; il concetto cioè è quello del “tu mi dici come fai a fare quella determinata cosa ed io in cambio ti do l’esclusiva per 20 anni”. In questo modo tutti ci guadagnano e la tecnologia va avanti.

Questo semplice concetto è stato però snaturato negli anni; oggi spesso si registra un brevetto al solo fine di impedire ad altri di progredire sviluppando tecnologie derivate. Ciò determina una sorta di “abuso di potere” per un singolo brevetto utile alla crescita comune che, secondo l’ITU (Unione Internazionale per le Telecomunicazioni), non sarà più tollerato.

In sostanza le Nazioni Unite, per il tramite dell’ITU, contestano alle Major mondiali di non promuovere lo sviluppo tecnologico e la condivisione delle scoperte, trincerandosi dietro il semplice brevetto piuttosto che dietro un brevetto RAND che, per norma, riconosce l’invenzione e le specifiche ad un determinato marchio ma ne consente l’uso automatico “per il comune principio di miglioramento della qualità ed innovazione”.

Ing. N. Marzulli

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